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Giovanna Ghezzi
Manuela Valletti
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LA COPPIA OGGI

couple portrait sitting on the floor © andresr
DEMOGRAFIA: le vere cause della denatalita' italiana
La demografa Fausta Ongaro,
dell'Università di Padova, ha pubblicato uno studio
sociologico - intitolato Le scelte riproduttive tra costi,
valori, opportunità (Franco Angeli editore, Milano 2006, pp.
160, ¤ 13,00) - nel quale esamina l'atteggiamento verso la
natalità tenuto da alcune migliaia di giovani coppie
italiane istruite, benestanti e "benpensanti" .
Ponendosi il problema di quali siano le cause più profonde
della crescente denatalità, questo studio dimostra che esse
sono di ordine non tanto economico-sociale quanto
psicologico- culturale. Esse sono riconducibili al fatto che
il cittadino medio-alto è ormai impregnato di una cultura, e
inserito in una società, che lo imprigionano in una
prospettiva individualistica e libertaria, spingendolo a
vivere per il proprio vantaggio e piacere immediato.
Pertanto questo cittadino rifiuta ogni forma d'impegno, di
lotta e di sacrificio; in particolare rifiuta il legame
coniugale stabile, la rinuncia in favore del prossimo, la
progettazione dell'avvenire, la lotta per progredire verso
il meglio.
Questa mentalità porta ad avere preconcetti, paure e perfino
avversioni riguardo la prospettiva stessa di generare figli.
Mettere al mondo un bambino diventa solo una delle tante
scelte possibili, da soppesare col bilancino valutandone il
rapporto tra impegno e risultato, tra costi e benefici, come
si fa per l'acquisto di un'auto o di un mobile o di una
casa. Il figlio è ritenuto un bene di consumo di lusso che,
al massimo, viene programmato solo dopo essersi "sistemati"
ed aver ottenuto altri beni di consumo ritenuti più
importanti ed urgenti o meno impegnativi e costosi.
Chiaramente, questa mentalità favorisce o la rinuncia ad
avere figli, o il generarli solo in tarda età; in entrambi i
casi ciò diminuisce notevolmente la natalità e impedisce il
ricambio generazionale.
La denatalità viene gravemente danneggiata anche dalla
mentalità femminista, che vede la donna come imitatrice e
rivale dell'uomo nel lavoro, nel potere e nel successo. Il
figlio viene quindi considerato come un fattore di
limitazione, di stress e di schiavitù, da evitare o da
liberarsene al più presto. Come hanno affermato alcune donne
intervistate, «quando si ha un figlio, non si è più la
persona più importante, non si vive più per sé stessi».
Secondo la Ongaro, le donne in età fertile si dividono in
due categorie. La prima è quella delle donne che hanno
escluso per principio la prospettiva di procreare. La
seconda è quella delle donne che vorrebbero farlo, ma
rimangono incerte per motivi psicologici, sociali o
economici, rinviando continuamente la decisione, come se
fossero eternamente fertili; quando finalmente si decidono,
è ormai troppo tardi, poiché sono diventate sterili.
Un'altra causa della denatalità è la progressiva
precarizzazione dei rapporti di coppia, che stanno passando
dal matrimonio indissolubile a quello dissolubile alla
convivenza stabile a quella instabile. «Il costo dei figli -
afferma la Ongaro - è ancor più pronunciato per l'aumento
della instabilità matrimoniale, che significa un aumento del
rischio per le donne sposate di doversi mantenere da sole».
Le convivenze, poi, di per sé ostacolano la natalità; esse
difatti sono vissute dagli interessati come periodo di
prova, durante il quale generare un figlio diventerebbe
controproducente in quanto li costringerebbe a regolarizzare
e stabilizzare un legame che hanno voluto in partenza come
irregolare e instabile.
La conclusione dello studio è che, per rimediare alla crisi
demografica, la società deve favorire la maternità e la
famiglia tanto quanto finora l'ha penalizzata: a livello non
solo economico e lavorativo, ma anche culturale, morale e
psicologico. (CR 966/02 del 04/11/06)
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