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Aborto, la bandiera segreta

Qui si svela perché quasi tutti i progressisti non accettano il confronto

C’è da domandarsi: ma perché lo fanno? Perché “Giuliano il mammano”? Perché l’ossessivo “la 194 non si tocca”? Perché “le donne non sono assassine”? I progressisti, dal lancio della moratoria a fine dicembre e particolarmente ora che la moratoria per l’aborto si affaccia sulla scena o sceneggiata politica con una sua lista pazza, non hanno accettato un onesto confronto. Hanno lanciato anatemi, descritto per quel che non è e deformato fino al grottesco la posizione avversaria, si sono perfino inventati una montatura giornalistica sul caso dell’aborto di Napoli, che si è ritorta contro di loro. All’inizio si poteva pensare che tale reazione scomposta e abusiva potesse essere legata al fatto che ci eravamo spiegati male. Ma non si troverà, salvo la legittimità da noi liberalmente riconosciuta dell’opposizione di principio a qualunque legge abortista, una sola riga in cui non sia chiaro il sostrato necessario di ogni nostro pensiero e azione: nessuna donna può essere obbligata a partorire, nessuna donna deve essere perseguita penalmente perché rifiuta la maternità, tutte le donne devono essere libere di non abortire. Allora ci deve essere un’altra spiegazione. Abbiamo pensato in un secondo momento al panico. E qui siamo già più vicini a una diagnosi precisa. L’aborto è la grande rimozione della nostra epoca. E il rimosso incide nella forma della paura, dell’incubo, su chi lo pratica privatamente e pubblicamente. Qualche meccanismo mediatico di sostegno, ed ecco l’esplosione ideologica che porta il pensiero progressista alla fine della capacità di distinguere, argomentare in base a una lettura responsabile della cosa e delle diverse opinioni, in una deriva di propaganda generica che era evidente nell’ossessiva ripetizione di formule a tutela della donna offesa opposte dalla bella Daria Bignardi, nel suo programma della Milano chic, all’affermazione: “L’aborto è maschio”.

Purtroppo questo non spiega tutto. La verità finale è negli altri titoli, che Liberazione, il quotidiano del rimosso ideologico progressista e libertario-comunista, ha avuto il folle coraggio di pubblicare: “l’aborto non è un dramma” e “il feto non è vita”. Qui siamo al dunque. Nessuno dei progressisti osa confessarlo nemmeno più a se stesso, ma la verità dell’aborto, inteso non come soluzione contro la clandestinità dell’interruzione selvaggia delle gravidanze, bensì come pratica ormai moralmente indifferente, costume e vita quotidiana, è nel concetto di autodeterminazione e sovranità procreativa. La scelta è ideologica, è suggerita dalla furbizia del potere maschile, e consiste nell’idea che la donna è sovrana e sola nel decidere un atto che è di schiavismo genetico, nel decidere al posto di un altro e senza coinvolgere il maschio che con lei ha concepito il suo bambino. Non fosse così, i progressisti avrebbero trovato l’intelligenza e il coraggio di dire: la chiesa oggi riconosce che non si può tornare all’aborto clandestino e chiede di discutere le derive eugenetiche dell’aborto di massa, l’abortismo di stato in Asia e le politiche pubbliche tendenti a ridurre l’aborto a un modello di grado zero in occidente. Affrontiamo con serenità il problema, discutiamo e troviamo un compromesso. Solo poche leader femminili e progressiste (e la lettera di Franca Bimbi forse va in questa direzione come altri interventi di Claudia Mancina e Emma Fattorini, belli ma rari) hanno avuto questo impulso. Le altre no, perché del rimosso abortivo fa parte l’ideologia delle ragazze del secolo scorso, oggi diventata conformismo e pratica inconsapevole di massa con l’ausilio fattivo dei ragazzacci del secolo scorso.

 

listaferrara

 

Il programma serio della lista pazza di GIULIANO FERRARA

Roma. I nostri candidati si impegnano a:

  1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.
  2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.
  3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
  4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.
  6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
  7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
  8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
  9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
  10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
  11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
  12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

 

 


 

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